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IL RAZZISMO, BRUTTA STORIA

 

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Al giorno d'oggi il razzismo è un grande problema. Ne sentiamo parlare tutti i giorni, a scuola, sui giornali, al telegiornale. Con la professoressa di inglese abbiamo visto che in America una parte della popolazione sta reagendo ad alcune brutali aggressioni avvenute da parte delle forze dell’ordine contro alcune persone di colore: e così quest’estate, agosto 2020,  tutta l’NBA si è fermata e i giocatori sono scesi in campo non per giocare ma per protestare indossando la maglia con la scritta Black lives matter “le vite dei neri contano” (associazione nata nel 2013i n seguito all'assoluzione di George Zimmerman, che aveva sparato ad un diciassettenne afroamericano, uccidendolo). Nonostante anche numerosi personaggi dello sport e dello spettacolo si schierino contro il razzismo, si ripetono continuamente atti di grande violenza che ci risultano incomprensibili. Per esempio qualche giorno fa abbiamo letto un articolo che parlava di un ragazzo di nome Sanda Dia, aveva 20 anni e abitava in Belgio, era figlio di un immigrato senegalese ed era iscritto all’università di Anversa. Aveva tante ambizioni e per questo voleva iscriversi ad una confraternita, all’interno dell’università, in cui erano presenti figli di politici, imprenditori e professionisti delle Fiandre, tutti bianchi. Invece di laurearsi e raggiungere il successo tanto sperato, Sanda muore il 4 Dicembre 2018, ucciso da quelli che dovevano diventare suoi confratelli.  Durante l’iniziazione Sanda è stato costretto a bere alcolici. Dopo una serie di violenze è stato sepolto vivo in una buca riempita di ghiaccio. Mentre gli altri due studenti bianchi sottoposti al rito sono stati liberati da quella buca gelida, lo studente nero è stato lasciato dentro e quando il suo corpo è stato tirato fuori era troppo tardi. Fino ad oggi questo caso era considerato un incidente ma grazie alle inchieste giornalistiche è emersa la verità e oggi quei confratelli sono accusati di omicidio colposo. Siamo rimasti profondamente impressionati da questo episodio che ha visto protagonisti ragazzi poco più grandi di noi. Come si può arrivare a tanta violenza e a tanta crudeltà solo perché una persona ha la pelle più scura della tua? Il colore della pelle indica che sono meno intelligente, meno bravo e che valgo meno di un uomo dalla pelle chiara? Sappiamo che non esista alcuna prova scientifica di questo. E allora perché le persone continuano ad essere così crudeli le une verso le altre tanto da arrivare addirittura ad uccidersi? Tra poco sarà il 27 Gennaio, Giornata della Memoria in cui si ricordano i 6.000.000 di ebrei assassinati nei Lager nazisti. Da questi terribili episodi avremmo dovuto capire qualcosa. Eppure è solo di qualche giorno fa l’episodio che ha visto, durante la presentazione online del libro della scrittrice ebrea Lia Tagliacozzo “La generazione del deserto”, l’incursione di gruppi filonazisti che hanno rivolto insulti e minacce alla scrittrice. Un'azione organizzata e anonima. Per fortuna l’incursione è durata solo due minuti ma sono stati due minuti scioccanti in cui questi razzisti hanno augurato agli ebrei di finire nei forni, e questo solo per il fatto di essere ebrei. Ma non doveva essere finito tutto nel 1945? Purtroppo evidentemente no ma come dice la scrittrice “davanti alla violenza bisogna andare avanti a discutere e difendere i diritti”. Per fortuna però ci sono anche episodi molto positivi e che ci fanno sperare bene: per esempio ci ha colpito molto quel panettiere francese di Besançon che dal 3 Gennaio sta facendo lo sciopero della fame per opporsi all’espulsione del suo garzone arrivato minorenne dalla Guinea che ora ha compiuto i 18 anni. Ha fatto un viaggio lunghissimo per arrivare in Francia e aveva solo sedici anni: ha attraversato il Mali e la Libia, è arrivato in Italia su un barcone e poi in treno a Nimes e da lì a Besançon. Da allora ha cominciato a lavorare, si alza prestissimo e alle tre del mattino è già al forno, lavora con impegno e passione e per questo il suo datore di lavoro, ha deciso di fare lo sciopero della fame finché le autorità non gli diranno che il ragazzo non rientrerà nel suo Paese. Questo panettiere è davvero un uomo che, senza paura, ha deciso di combattere l’ingiustizia fino in fondo.

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Eric Cioroaba

Denis Glodureanu

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